2016: le letture di maggio e il tema del mese

Da qualche tempo stiamo facendo un esperimento che pare funzioni bene: al termine dell’incontro del gruppo di lettura o qualche giorno dopo Franco propone un tema che ci potrà guidare nella scelta del libro da leggere per il prossimo mese, oppure attorno al quale preperare la recensione che faremo al prossimo incontro. Oltre al tema indica anche qualche titolo di riferimento.

Il primo tema scelto è stato quello dell’eroe.

Per il mese successivo è stato proposto il tema della rabbia e i seguenti titoli:
– Quando Teresa si arrabbiò con Dio di Alejandro Jodorowsky
– La danza della rabbia di Harriet Goldhor Lerner
– Furore di John Steinbeck

Per le letture di maggio il tema era il controllo e i titoli suggeriti:
– 3096 giorni di Natascha Kampusch
– Jurassic Parc di Michael Cricthon
– 1984 di George Orwell
– Il controllo totale di David Baldacci

Ed ecco le nostre letture di maggio:

Isa: E alla fine Beethoven di Autori Vari

Andrea: Psychopathia sexualis di Miguel Angel Martin

Franco: 3096 giorni di Natascha Kampusch

Ilaria: Il padrino di Mario Puzo

Paola: La ragazza del treno di Paula Hawkins

Carla: L’inverno del mondo e I giorni dell’eternità di Ken Follett

2016: le letture di marzo

Andrea: Watchmen di Alan More e Dave Gibbons

Silvia: Seconda guerra mondiale – Imola in prima linea (Ricordi pesonali) di Rosa Maiolani

Valerio: Purity di Jonathan Franzen

Carla: La vera storia del pirata Long John Silver di Björn Larsson

Mauro: Storie di fantasmi di Manuel Vazquez Montalban

Franco: Undici solitudini di Richard Yates

Isa: Ritornano le tigri della Malesia di Paco Ignacio Taibo II

 

La vita azzurra vola di Marina Sangiorgi

Domenica 10 aprile ci ha lasciato Marina Sangiorgi, brava scrittrice e nostra amica.
Vogliamo salutarla con un suo bel racconto, La vita azzurra vola.

La direttrice si ferma sulla porta e mi chiama: – Magda! –
Alzo gli occhi.
– Il fax non è ancora arrivato – dice, e mi guarda.
– Be’, riprovo –
Accidenti al fax, non si poteva mandare una mail?
La direttrice osserva per un attimo il cactus fiorito sulla mia scrivania, se ne va.
Stefano si alza, dice: – Ci penso io –
– Grazie, ti offro un caffè –
Spingo il pulsante del caffè lungo, mi chino a guardare che scenda il liquido nel bicchiere, sollevo la paretina di plastica, prendo il bicchiere, che scotta un po’, glielo porto.
– Come va oggi? – chiede.
– Insomma – dico.
È un periodo abbastanza buono. Certo, a volte la sento la voragine che si spalanca sotto i piedi. Da quando ho compiuto i quarant’anni piango tutti i giorni alle undici. Vado in bagno, seduta sul coperchio del water singhiozzo piano, torno al mio posto con gli occhi rossi.
– Che hai? – mi chiede Stefano.
– L’allergia –
È così, una specie di allergia alla vita, che pure mi piace così tanto; mi piace stare in spiaggia anche se la pelle si brucia, mi piace il mare anche se ho paura dell’acqua, mi piace la linea laggiù tra i due azzurri, la linea che intravedo nettissima tra il mare e il cielo.
In pausa pranzo chiedo a Stefano perché non fa figli. Da cinque anni vive con Cristina. Li vado a trovare, lei cucina, d’inverno fa lasagne squisite, larghe come strade.
– Stiamo bene così – mi dice – Non è sempre necessario –
Non è necessario, ma è meglio. Che buon utilizzo del tempo e del corpo, dello spazio, i bambini.
– Neanche tu fai figli – dice.
– Certo, sono moderna -, e addento il panino con tanto slancio che la farcitura di tonno e uova cade nel piatto.
Che donna moderna che sono. Sono sola, e questo è così moderno. Ma tutte le cose moderne sono vecchie come il cucco, e di donne sole ce n’erano anche mille anni fa. Facevano le zie, anche a quei tempi. Le mie nipotine mi strillano dalle altre stanze – zia, zia – e io corro, mi faccio pettinare, seduta sul tappeto gioco con le Barbie.
Invecchio e la vedo la striscia bianca allargarsi nei capelli.
Invecchio e mi piace l’odore di plastica morbida della Barbie: le metto un vestito sgargiante, da sera, e i sandaletti minuscoli ai suoi piedi fintissimi, forzati al tacco dodici. Per me niente tacchi, poco trucco e sciarpa al collo appena accendono l’aria condizionata. Per me un’altra estate allegramente disperata. Per me un po’ d’amore, se possibile, per favore.
Mi toccherà fare un’ altra volta tutto io, in quest’epoca moderna in cui donne moderne prendono l’iniziativa. Farò qualcosa, mi conosco, non starò zitta, non farò finta di niente aspettando che mi passi.
Lui ha occhi belli e grandi, intensi, scuri. È appena arrivato, la direttrice ha detto di mettere a posto l’archivio, ci siamo visti due pomeriggi. Parla poco, è gentile, ogni tanto fa battute che mi fanno ridere davvero.
Lo incontro all’uscita, – Mi offri da bere? – propongo, purtroppo deve andare, ha un impegno, un’altra volta si può fare, certo, bene, ciao.
Che sospiri mi escono dal petto, sospironi angosciosi, potenti come uragani, immensi. Il fatto è che desidero, terribilmente, ancora.
E stamattina vago per i corridoi, scendo e salgo le scale, – Buongiorno Magda -, incrocio la direttrice: sempre molto elegante, piega perfetta, rossetto color pesca.
– Buongiorno -, cammino spedita, non sto lavorando ma giro sperando di incontrarlo, infatti eccolo, alla fotocopiatrice, – Ciao – dico, lui mi sorride, e tutto comincia di nuovo, tanto simile a un ennesimo precipitare che sento già lo schianto, la caduta finale – a meno che stavolta per miracolo dopo la rincorsa e il salto, mentre affondo nel vuoto, a un passo dal suolo invece di rovinarmi, di frantumarmi in mille pezzi, io riesca a sollevarmi, con una spinta delle gambe, e impari a spalancare le braccia, a planare, a volare, a salire, e infine appoggiarmi, delicatamente, nell’aria come fosse acqua, e galleggiare.

Marina Sangiorgi

Enjoy Your Town, il programma dall’8 al 12 aprile

Rock in love 2Terza settimana di eventi per la 2° edizione di ENJOY YOUR TOWN festival di arti performative che si svolge fino al 30 aprile 2016 nel centro storico di Imola.

Ricordiamo che l’obiettivo del festival è proporre una vera e propria epidemia culturale all’interno della città. Arti performative che si insinuano tra la gente e nei luoghi che essa frequenta. Una invasione non solo nei luoghi tradizionalmente preposti alla cultura, ma anche, e soprattutto nei suoi non luoghi, affinché le persone possano incontrare casualmente arte e cultura e se ne possono appassionare. Dove, ancora più casualmente, può iniziare il percorso culturale di qualcuno, dove si può sviluppare un principio di cittadinanza, di appartenenza e condivisione rispetto ad uno spazio.
Un’idea di città che diventa comunità, che condivide e cresce.Read More »

Muriel Pavoni presenta “Veduta di pianura con dame” il 12 aprile a Quintoveda

veduta di pianura

Martedì 12 aprile, alle ore 21, nel teatro underground di Quintoveda (Via Cavour 58) a Imola, Muriel Pavoni presenta Veduta di pianura con dame (Edizioni La Meridiana, 2015), raccolta di racconti liberamente ispirati alle vite di dieci donne partigiane che dal 1800 hanno contribuito alla storia del nostro Paese in qualità di attiviste (come Giuseppina Cattani, Maria Goia, Maria Luisa Minguzzi), staffette (come Ida Camanzi, Maria Margotti, Benilde Verlicchi), artiste che non declinarono al loro ruolo di fare la resistenza (come Cordula Poletti e Sonia Micela) o, ancora, maestre (come Maria Maltoni e Giovanna Righini Ricci). Molte delle vicende di cui si parla sono geograficamente collocate in Romagna. A dialogare con l’autrice sarà la giornalista Carla Casazza.
La presentazione fa parte degli eventi proposti da
ENJOY YOUR TOWN festival di arti performative (http://eyt.imola.city/) che si svolge fino al 30 aprile 2016 nel centro storico di Imola con l’obiettivo di innescare una vera e propria epidemia culturale all’interno della città.

Muriel Pavoni, nata a Imola, lavora in un centro di formazione. Nel tempo libero si occupa di promozione della cultura e della scrittura. Nel 2011 è uscito il suo libro di racconti dal titolo La discarica degli acrobati sbadati, Giraldi Editore, è coautrice dello spettacolo teatrale a più mani Voci – immagini dal manicomio, T.I.L.T. 2012, e del romanzo collettivo Il libro delle vergini imprudenti, Navarra Editore, 2014.

Diario d’inverno di Paul Auster

Recensione di Franco

diarioAusterPaul Auster non si smentisce ed anche con un “semplice” diario personale riesce a distinguersi.
Lo fa con una scrittura in seconda persona che ottiene come risultato un simil racconto verso il lettore, seppur in realtà Auster stia parlando di se stesso con se stesso.
Dopo la lettura di Storia di un corpo di Daniel Pennac e Diari della bicicletta di David Byrne, ecco un altro libro che segue lo stesso filone, quello di aprirsi verso i propri lettori presentandosi con le proprie esperienze, curiosità, debolezze, timori, eccetera.
Un’operazione che permette al lettore più concentrato sui libri, di comprendere in qualche modo da dove vengano quelle opere e quale sia stato il percorso di vita dell’autore che le ha portate alla luce.
In qualche caso anche di capire come mai un autore abbia abbracciato un genere letterario piuttosto che un altro.
Come già affermato in altre occasioni, Auster è uno dei miei autori preferiti, dunque leggere il suo Diario d’inverno mi pareva quasi scontato.
Un libro scritto in seconda persona è sempre un qualcosa di particolare; viene da pensare che la scelta di questa tecnica di scrittura sia stata uno stratagemma per tenere viva l’attenzione del lettore e allo stesso tempo differenziarsi da altre opere del genere.Read More »