Neve di Orhan Pamuk

recensione di Marina Sangiorgi

Il poeta Ka vive a Francoforte con lo stipendio da profugo, guarda film porno e non riesce più a scrivere. Ma quando arriva in un paese turco, Kars, per inseguire una donna forse amata, gli torna l’ispirazione, e febbrilmente, in pochi giorni, scrive poesie sul suo quaderno ai tavolini del bar, in camera all’albergo, durante le cene, nei bagni del teatro. E ne è grato. “Quando sento che la poesia sta per arrivare, il mio cuore si riempie di riconoscenza nei confronti di colui che me la manda, perché divento molto felice”. (pag.131).

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