Slow Reading Manifesto

2Chi frequenta il nostro gruppo ama la lettura a prescindere, non importa il mezzo strumentale utilizzato, libro o ebook che sia.
E si tratta di lettura gustata, approfondita.
Molti di noi hanno un quaderno su cui annotano, per ogni libro letto o per quelli più apprezzati, brani e passaggi significativi, oppure le proprie riflessioni.
Riflessioni che quando ci incontriamo condividiamo.
Insomma, amiamo la lettura di qualità.
Per questo condividiamo l’iniziativa che Antonio Tombolini propone con lo Slow Reading Manifesto.

“Noi siamo le nostre (mancate) letture” scrive Tombolini. E cita la definizione di ‘libro’ fornita da Kevin Kelly: “Un libro è una storia conclusa in se stessa, un ragionamento, o un’unità conoscitiva che richiede almeno un’ora per essere letto. Un libro è completo, nel senso che contiene un inizio, un nucleo centrale, e una fine. (…) Oggi le pagine di carta di un libro vanno scomparendo. Quel che resta al loro posto è la struttura concettuale di un libro – una certa quantità di testo tenuta assieme da un tema, in un’esperienza che richiede un certo tempo per essere completata. (…) Una storia in sé completa, una narrativa unificata, un argomento concluso esercitano una strana attrazione su di noi. C’è come una naturale risonanza che produce una rete tutt’attorno. Possiamo spezzare i libri nelle loro parti costitutive e risaldarli nel web, ma il focus dell’attenzione si appunterà sempre sul più elevato livello di organizzazione del libro, essendo questo l’oggetto scarso della nostra economia. Un libro è una unità dell’attenzione.”
Dalla consapevolezza di questo e del fatto che quello che abbiamo letto nel corso della nostra vita ha influenzato il nostro modo di essere, è nata l’idea dello Slow Reading Manifesto.
“Non c’è dubbio – scrive Tombolini – che molto di quello che sono sia dovuto anche – se non soprattutto – ai libri che lessi allora. (…) Non c’era un piano coerente nelle mie letture, c’era piuttosto il lasciarsi guidare dalla sapiente casualità della vita di ogni giorno.
A volte il consiglio di un amico, altre una copertina particolarmente attraente, altre volte ancora il piacere di sfidare qualche stupida e infondata idiosincrasia personale, ecco: erano cose così a porre questo o quel libro sotto il mio naso. Questo era per me leggere, e lo è ancora. Temo che questo modo di leggere, che mi pare appropriato chiamare Slow Reading (con ovvio, ma non meno vitale riferimento alle esperienze che ho fatto con Slow Food), corra oggi un reale pericolo di estinzione.”
Un pericolo nato dall’abitudine, oggi, ad una lettura sempre più veloce e probabilmente superficiale che toglie il gusto di soffermarsi sulle riche che abbiamo sotto gli occhi, lasciando fuori il mondo e le distrazioni “social”. Questo non significa rinnegare le nuove tecnologie. Anzi.
“È là, nel dominio del digitale e della rete, – continua Tombolini – proprio là dove lo Slow Reading rischia l’estinzione, che va cercata e fatta crescere la sua possibile salvezza: è l’ebook, o meglio, può essere l’ebook il futuro possibile del libro e delle buone letture ai tempi della rete.”
Un ebook “da leggere per lo più tra sé e sé, temporaneamente isolati dal resto del mondo, e immersi nel mondo che il libro in quel momento crea per chi legge. In un atteggiamento che, per la durata della lettura, sequestra per sé tutte le risorse intellettuali e immaginative disponibili. (…) che, mettendo a frutto le potenzialità della rete, recupera anche una sua antica dimensione sociale, come catalizzatore di conversazioni e di scambi del pensiero, nella direzione del cosiddetto Social Reading”.
Se volete leggere il testo integrale dello Slow Reading Manifesto, questo è il sito dedicato.

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