Muriel Pavoni presenta “Veduta di pianura con dame” il 12 aprile a Quintoveda

veduta di pianura

Martedì 12 aprile, alle ore 21, nel teatro underground di Quintoveda (Via Cavour 58) a Imola, Muriel Pavoni presenta Veduta di pianura con dame (Edizioni La Meridiana, 2015), raccolta di racconti liberamente ispirati alle vite di dieci donne partigiane che dal 1800 hanno contribuito alla storia del nostro Paese in qualità di attiviste (come Giuseppina Cattani, Maria Goia, Maria Luisa Minguzzi), staffette (come Ida Camanzi, Maria Margotti, Benilde Verlicchi), artiste che non declinarono al loro ruolo di fare la resistenza (come Cordula Poletti e Sonia Micela) o, ancora, maestre (come Maria Maltoni e Giovanna Righini Ricci). Molte delle vicende di cui si parla sono geograficamente collocate in Romagna. A dialogare con l’autrice sarà la giornalista Carla Casazza.
La presentazione fa parte degli eventi proposti da
ENJOY YOUR TOWN festival di arti performative (http://eyt.imola.city/) che si svolge fino al 30 aprile 2016 nel centro storico di Imola con l’obiettivo di innescare una vera e propria epidemia culturale all’interno della città.

Muriel Pavoni, nata a Imola, lavora in un centro di formazione. Nel tempo libero si occupa di promozione della cultura e della scrittura. Nel 2011 è uscito il suo libro di racconti dal titolo La discarica degli acrobati sbadati, Giraldi Editore, è coautrice dello spettacolo teatrale a più mani Voci – immagini dal manicomio, T.I.L.T. 2012, e del romanzo collettivo Il libro delle vergini imprudenti, Navarra Editore, 2014.

L’amore ai tempi della neve di Simon Sebag Montefiore

Recensione di Carla

2135113_L amore ai tempi della neve_cop@01.inddCome spesso accade, il titolo italiano del romanzo – l’originale è One night in winter – è sviante e fa pensare principalmente ad una storia romantica. In realtà – anche se due storie d’amore fanno parte dei tanti tasselli che compongono la vicenda – il romanzo è molto più articolato e complesso: siamo a Mosca nel 1945 e proprio il giorno in cui Stalin celebra in grande la vittoria sui nazisti, su un ponte vicino al Cremlino vengono uccisi a colpi di pistola due rampolli dell’intellighentia moscovita. Omicidio o doppio suicidio? Cospirazione contro lo Stato? Le indagini, dirette personalmente da Stalin, coinvolgono i liceali compagni di scuola delle vittime, tutti appartenenti all’istituto più in vista della città dove studiano i figli di dirigenti di partito, intellettuali, generali, la creme de la creme delle personalità sovietiche. E ben presto vengono trascinate nell’occhio del ciclone anche le famiglie, gli insegnanti e gli amici dei ragazzi, senza risparmiare persino i bambini. In un susseguirsi di giochi politici, sotterfugi e interrogatori che possono mettere a rischio non solo la carriera ma persino la vita delle persone più care ai giovani prigionieri.
Estremamente coinvolgente nella parte sulle indagini e interessante per le ricostruzioni storiche, il romanzo a mio avviso “fa acqua” proprio per le troppe pagine dedicate alle due storie d’amore che potevano essere molto più sintetiche e limitarsi ai fatti necessari per comprendere i vari intrecci che determinano gli eventi. Tante le domande e riflessioni che nascono dalla lettura e pure qualche perplessità che mi piacerebbe discutere con un esperto di storia russa. Nel complesso un buon libro che sarebbe potuto essere ottimo se l’autore non si fosse fatto prendere troppo nella rete del romanticismo.

Datemi un vestito di Roberta Giacometti

Recensione di Carla

“Con poche frasi vi ho cucito addosso il più bel vestito che potessi permettermi. Per voi sono entrata nel migliore dei sogni, quello più geniale, il sogno di coniugare un breve racconto privato con la sconfinata geografia umana”.
Sono una boccata d’aria i racconti che compongono Datemi un vestito, antologia che raccoglie brevi storie scritte da Roberta Giacometti nel corso di vari anni. Anni in cui non c’era ancora il cellulare o l’iPad e la nostra misura economica erano le lire. Da qui il sottotitolo Racconti vintage.
Brevi pennellate di vita, ritratti abbozzati di persone comuni che hanno l’intensità del vissuto reale, che raccontano con ironia la realtà quotidiana fatta di aneddoti semplici ma che – come la saggezza popolare – insegnano molto.
Suscitano un sorriso per lo più, o una risatina amara, o imbarazzata. Ma poi, pensandoci un po’ su, scavando fra le righe, si legge anche molto altro in queste storie di quotidiana umanità. Si legge di coloro per cui la vita è una fatica o una sfida, di chi si lascia vincere e di chi invece non si arrende, di chi come unica arma ha la leggerezza e chi si armerebbe ogni giorno contro il mondo intero.
Una scrittura diretta, asciutta e senza fronzoli: storie ironiche, tristi, buffe, amare, e anche sensuali, intime, licenziose. Perchè la vita è fatta di tutto questo.
E Roberta Giacometti, con leggerezza e semplicità, ce lo ricorda.

Vita di Pi di Yann Martel

Recensione di Carla

Ho iniziato a leggere Vita di Pi dopo avere visto il bel film di Ang Lee uscito nelle sale italiane a Natale. Film che mi è piaciuto ma ha lasciato perplessa riguardo alcuni aspetti della vicenda particolarmente enfatizzati come l’insolito politeismo del protagonista e il taglio molto spirituale dato alla storia. Volevo capire se anche l’autore del romanzo li aveva enfatizzati allo stesso modo. E se la storia raccontata nel romanzo era resa fedelmente sullo schermo. Ebbene il film ripropone in modo quasi puntuale la vicenda di Piscine Molitor Patel, detto Pi Patel, che in seguito al naufragio del mercantile in cui era imbarcato coi genitori, il fratello e buona parte degli animali dello zoo di famiglia, si ritrova naufrago su una scialuppa con la sola compagnia di una tigre del Bengala che si chiama Richard Parker. Qualche volo poetico lo sceneggiatore se l’è concesso – come la storia d’amore di Pi con la ragazza che deve lasciare in India per trasferirsi in Canada con la famiglia – e ha anche omesso alcuni episodi piuttosto crudi della storia, o dettagli che avrebbero allungato troppo la pellicola.
Il romanzo (come il film) non è una favoletta leggera: l’autore descrive molto realisticamente e nei dettagli atti di violenza tra animali, sbranamenti, ed altre crudezze, compreso il degrado alimentare di un naufrago affamato. Sconsiglio perciò la lettura a persone facilmente impressionabili, schizzinose oppure agli animalisti.
Allo stesso tempo ho trovato molto interessanti le disgressioni “zoologiche” di Martel, e divertente l’approccio spesso ironico di Pi anche nei momenti più difficili del naufragio.
La filosofia che anima il protagonista è originale (crede contemporaneamente in Dio, Allah e Javè), e il messaggio che l’autore dà, raccontando la tenacia estrema del ragazzo che in nome dell’amore per la vita resiste nonostante tutto a più di 200 giorni di naufragio, è di certo incoraggiante. Anche il finale aperto (o che dà l’illusione di essere tale) rispetta lo spirito alternativo e controccorrente di Pi, la sua costante ricerca della verità e una visione estremamente spirituale della vita.

L’armadio dei vestiti dimenticati di Riikka Pulkkinen

Recensione di Carla

” Le relazioni umane sono come boschi fitti. O forse le persone stesse sono boschi, nei quali si aprono nuovi sentieri, a ritmo serrato; sentieri destinati a restare ignoti a molti, che si manifestano per caso a coloro che si trovano a passare in quel momento.”

Come spesso accade il titolo italiano di questo romanzo nulla ha a che fare con quello originale che è “Totta” cioè “verità”. E nemmeno la quarta di copertina da un’idea sincera di ciò che si leggerà: ci si immagina una sorta di giallo familiare e invece si scopre una storia introspettiva e intessuta di spunti di riflessione sulla malattia, la vecchiaia, la morte, il tradimento, gli affetti familiari e le dinamiche a volte contorte con cui affrontiamo il dolore e la perdita.
Confesso che credevo di intraprendere la classica lettura poco impegnativa da fine settimana durante la quale rilassarmi e spegnere la mente, mentre ho avuto la sorpresa di trovarmi davanti un libro lieve e denso allo stesso tempo, pervaso dalle atmosfere nordiche e dalla poesia malinconica dei finlandesi. Ma anche di una saggezza semplice che sorprende quando si scopre che Riikka Pulkkinen, autrice de L’armadio dei vestiti dimenticati, non ha nemmeno 30 anni.
Sono uno di quei lettori che amano la storia in sè per sè, se coinvolge e suscita emozioni, ma mi faccio anche intrappolare dalle parole, e trascrivo le frasi in cui i miei occhi restano impigliati durante la lettura. Frasi che mi smuovono qualcosa dentro o che esprimono pensieri latenti ancora in cerca di parole, oppure ancora che fanno vibrare qualche corda nascosta. Ecco, di questo libro sono diverse le frasi che ho trascritto. Come quella che apre la recensione, oppure il periodo seguente:
“Avevo già dimenticato la fiducia che accomuna tutti i bambini, perchè è l’unica cosa che conoscono: la certezza acquisita dalla nascita che tutto andrà bene. A un certo punto della vita la perderanno per un istante, è inevitabile. I fortunati la recupereranno. Ci saranno persone che li prenderanno tra le braccia sotto la coperta, in una camera da letto, tenderanno loro le mani al di sotto del tavolo, e insieme a loro impareranno di nuovo ciò che hanno inevitabilmente perduto quando hanno smarrito l’infanzia.”
Unica nota un pò “stonata” il finale troppo vago che lascia in sospeso alcune domande. Così, mentre fino ad alcune pagine prima la storia era stata ricca di dettagli e quindi vivida e coinvolgente, proprio negli ultimi paragrafi diventa nebulosa facendo smarrire i contorni di Anna, una delle voci narranti: pare che sia lì lì per svelarci finalmente la natura del suo tormento e invece resta tutto sospeso nei versi di una filastrocca.
Ma curiosità insoddisfatta a parte, il romanzo vale la pena di essere letto.

Le intermittenze della morte di Josè Saramago

Recensione di Carla

Non avevo mai letto nulla di Saramago fino ad oggi e devo confessare che all’inizio la sua scrittura mi ha piuttosto destabilizzata. Superate però le prime pagine, mi sono abituata a questo stile particolare, avaro di punti, prodigo di periodi lunghi ed articolati, che ignora i segni d’interpunzione del discorso diretto e – concentratami sulla narrazione – ho trovato la lettura avvincente e stimolante.
Che succederebbe se improvvisamente in una fantomatica nazione non morisse più nessuno? Quali sarebbero le conseguenze poilitiche, sociali, economiche, umane? E se poi di colpo, dopo alcuni mesi, ricominciassero a morire anche le persone la cui dipartita era stata interrotta?
Saramago immagina con ironia sferzante questa situazione che è pretesto di tantissime riflessioni. E anche di molte disgressioni, visto che spesso parte per la tangente e disquisisce su argomenti a volte seri, a volte surreali e che nulla hanno a che fare con la vicenda che sta raccontando. Notevole pure l’eleganza verbale con cui sferra stoccate coraggiose e micidiali ai politici, alla Chiesa, alla stampa, e a tanti altri.
Mi ha un po’ deluso il finale del romanzo, troppo melenso e nello stile “happy end” rispetto al resto del libro, caustico e cinico quanto basta.
Ma nel complesso è un libro che regalerei e consiglierei e che mi fa venire voglia di leggere altre opere di Saramago. Concludo citando un brano del libro che ho letto e riletto.
“Voi, gli esseri umani, conoscete solo questa piccola morte quotidiana che sono io, questa che persino nei peggiori disastri è incapace di impedire che la vita continui, un giorno verrete a sapere che cos’è la Morte con la lettera maiuscola, e in quel momento, se lei, improbabilmente, ve ne desse il tempo, capireste la differenza reale che c’è fra il relativo e l’assoluto, fra il pieno e il vuoto, fra l’essere ancora e il non essere più.”

Il cammino di Marcella di Anna Rastello

Recensione di Carla

Il cammino di Marcella racconta un viaggio. Lento, perchè percorso a piedi. Significativo, perchè è la realizzazione di un voto fatto anni fa. Sociale, perchè è diventato un modo tutto particolare di indagare sulla quotidianità dei disabili in Italia e in Francia.
Tutto ha avuto inizio nella notte tra il 12 e il 13 aprile 1997, quando in seguito ad un incidente stradale Marcella, bambina di 8 anni, fu sbalzata dall’auto su cui viaggiava e cadde dal viadotto Piani, lungo l’autostrada A26, alto circa 28 metri. A causa del buio e della vegetazione i soccorritori non riuscivano a trovarla. Così la mamma della bambina, Anna Rastello, disperata, fece una promessa: se sua figlia fosse stata ritrovata viva, sarebbe andata a piedi a Lourdes. Marcella venne ritrovata, curata, e per lei e la sua famiglia iniziò il difficile percorso dell’accettazione della disabilità ma anche la comprensione di una realtà che fino ad allora non avevano avuto modo di conoscere bene.
E’ passato il tempo e per Anna è venuto il momento di compiere il suo voto. Così l’8 marzo 2011 è partita da Sarzana e, dopo avere percorso quasi 1600 km a piedi, ha concluso il suo viaggio l’8 maggio al Col du Somport. Tra le tappe Rossiglione, luogo dell’incidente, e Lourdes.
La scelta di percorrere il tragitto a piedi non è stata dettata solamente dalla volontà di rispettare appieno il voto, ma anche per simboleggiare il cammino percorso dalla famiglia, e poi dalla società, per accettare la disabilità di ciascuno senza creare ulteriori barriere (mentali, psicologiche, fisiche e architettoniche) che accrescono ancora di più le difficoltà di un
disabile. E mentre Anna cammina, accompagnata di tappa in tappa da amici e sostenitori, dando “gambe a chi non ha gambe e voce a chi non ha voce”, raccoglie informazioni nei comuni che tocca relativamente ad attività, strutture, e tutto quello che può servire a rendere un po’ più agevole la quotidianità dei disabili.
Ma questo libro non è un tradizionale diario di viaggio, benchè racconti le tappe percorse. Perchè Anna condivide soprattutto le riflessioni, i pensieri, la fatica, e le belle e spesso inaspettate esperienze raccolte durante il percorso. Così il lettore, più che nello zaino e nelle scarpe di Anna, si trova nella sua mente e nel suo cuore.