Impossibile resistere?

Articolo di Lorenza

La saga delle 50 sfumature ha inaugurato un nuovo filone editoriale: il romanzo erotico per signore.
Alcuni titoli, a caso: “Sono tua”, “L’iniziazione”, “Piacere proibito” “Non dirmi di no”, “Voglio tutto di te”, “Fire”, “Tutto o niente” seguito da Ti stavo aspettando e “Solo per te (che compongono la Bad boys trilogy), “ Mi vorrai” e – ovviamente -“Legami”. Una delle scrittrici specializzate nel genere erotico che imperversano in libreria si chiama Jennifer Probst: tra i suoi libri ricordiamo Contratto indecente , Contratto fatale , Contratto di passione , Contratto finale , Vendetta piccante , Cercando te e Sognando te; tutti editi in Italia da Corbaccio. Americana, la Probst è una delle scrittrici più amate del genere fiction definito “romance, sexy & erotic”. Gli anglosassoni hanno di solito il pregio di essere precisi e pragmatici e in realtà non indulgono nelle sfumature, come noi italiani invece amiamo fare. Vanno dritti al sodo: la letteratura erotica è per loro una miscela di romance, traducibile con intreccio amoroso, erotismo e seduzione. Innanzitutto, secondo la morale piuttosto perbenista della società americana, una donna non fa sesso se non è innamorata: quindi al primo posto troviamo “romance”. La donna è anche dea, quindi sarà lei infine a sedurre lo splendido buon partito, che può essere, alternativamente, manager, professionista, ma anche criminale incallito (vedi la Bad boys trilogy), però fondamentalmente agirà la seduzione in modo passivo, cioè cederà perché costretta appunto dalla passione amorosa, che com’è noto rende ciechi ( a volte anche sordi, di sicuro non muti, perché le grida di piacere abbondano). Infine, il plot prevede un bel po’ di sana pornografia, con tutto il repertorio abbastanza meccanico di penetrazioni brutali che spingono, sbattono e sfondano all’unico scopo di colpire un fantomatico bersaglio che si trova negli abissi delle profondità femminili: punto g? fossa delle marianne? Chi può dirlo? Non abbiamo una risposta noi donne, perennemente alla ricerca della scatola nera che riesca a spiegarci il funzionamento di noi stesse e soprattutto del nostro incomprensibile quanto ineffabile immaginario erotico. Sempre insicure, dicevo, di quello che ci piace, preferiamo come al solito obbedire ed eseguire gli ordini del maschio alfa di turno, nella speranza che sciolga l’enigma e trovi la strada verso il nostro “cuore” a colpi di reni. La noia mortale che trasuda da queste pagine mi ricorda molto quella che si prova visionando un film pornografico: la storia è inesistente, i personaggi sono finti e stereotipati, l’intreccio è solo una scusa per inanellare una serie di rapporti sessuali meccanici e ripetitivi. La novità risiede però nel fatto che questi libri sono in realtà l’equivalente dei film porno. Ripetutamente si è tentato di creare film porno per il mercato femminile, ma non ha mai funzionato. Evidentemente il cervello femminile non risponde come quello dei maschi agli stimoli visivi, ma risponde benissimo agli stimoli immaginativi prodotti da un testo scritto e questo spiega l’enorme successo del genere “romance, sexy ed erotic” che va a colmare la lacuna rappresentata dalla mancanza di repertorio pornografico adatto e pensato per le donne. Questa sarebbe una splendida notizia se non fosse che in realtà i valori, i desideri e le fantasie che stanno alla base di questi romanzi fanno sempre parte di un sistema a base maschilista e patriarcale, e i principi sono sempre gli stessi: la donna ha da essere bella e disponibile, l’uomo rapace e potente. L’uomo deve essere ricco, altrimenti non può essere nemmeno sexy, perché il potere economico ha un ruolo preponderante nella seduttività maschile. La donna è sempre sottomessa e anche questa è condizione necessaria al gioco delle parti che invariabilmente si crea: l’uomo è cacciatore, la donna preda. L’orgasmo femminile “giusto” è quello vaginale, proprio come se “Paura di volare” non fosse mai stato scritto, e il Rapporto Hite al cospetto di questi racconti sembra fantascienza, benchè sia stato pubblicato quasi quarant’anni fa. La clitoride è roba per femministe lesbiche, un organo fondamentalmente inutile e sospettato di attività controrivoluzionaria. Insomma, come sempre, quando si parla di sesso al femminile c’è una notizia buona e una cattiva: la buona è che finalmente hanno inventato il porno per le donne. La cattiva è che alla fine la donna se lo prende in quel posto, e ci gode pure. Perfetto, no?

Imola a teatro: un marzo americano

Articolo di Lorenza

È un mese tutto americano il marzo dei teatri imolesi.

Si comincia il 17 marzo ore 20 al Teatro Osservanza con la diretta dal National Theatre di Londra di Uomini e topi, il capolavoro del premio Nobel John Steinbeck, con James Franco e Chris O’Dowd e si prosegue allo Stignani dal 24 al 29 marzo con Morte di un commesso viaggiatore, del premio Pulitzer Arthur Miller, con Elio De Capitani e Cristina Crippa nei ruoli di Willy Loman e consorte.
I due classici della letteratura americana ci parlano di crisi. Crisi economica ma anche crisi dei valori e delle relazioni umane, perché quando manca il lavoro mancano le basi della dignità stessa. Crisi del maschile, direi anche: in entrambi i testi sono soprattutto gli uomini ad agire in scena: i due amici George e Lennie, che vagano per l’America della Grande Depressione alla ricerca di un impiego e Willy Loman, commesso viaggiatore giunto a fine corsa dopo una vita alla disperata ricerca del successo. Sulla scena le donne hanno ruoli cruciali e marginali allo stesso tempo: scatenano il desiderio dei protagonisti o li sostengono nelle loro scelte e fallimenti ma non sono al centro dell’azione. Gli uomini fanno e disfano, le donne subiscono la crisi, ma non hanno strumenti per contrastarla in alcun modo. Questa impotenza, questo avere le mani legate di fronte al precipitare degli eventi drammatici accomuna tutti i personaggi dei due drammi dove il sogno del riscatto sociale e materiale si intreccia con l’incapacità di vedere la realtà per come è, fino all’epilogo che trascina tutti i personaggi in un vortice di disperazione. Non c’è via di fuga nella visione dei due autori americani che non offrono risposte né suggeriscono consolazione.

Ma uno spiraglio in tanta tristezza forse esiste. “Un uomo ammattisce se non ha qualcuno. Non importa chi è con lui, purché ci sia.” In Uomini e topi l’amicizia tra l’operaio George e Lennie il gigante è l’affetto che li salva, ciò che li fa andare avanti, mentre Loman trova nella moglie Linda l’unica alleata in grado di alleviare la sua pena infinita. Ma anche questi legami finiscono per non essere sufficienti a contrastare la marea della crisi che sommerge ogni cosa: i due autori sembrano denunciare la violenza di un sistema spietato dove i deboli e i poveri non hanno diritti né cittadinanza, e alla violenza si risponde solo con altra violenza. Uomini e topi fu pubblicato nel 1937, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, Morte di un commesso viaggiatore nel 1949 all’indomani della vittoria sulle forze del male. Nonostante la rinascita economica, il meccanismo che premia i forti e lascia indietro i deboli resta il protagonista assoluto di questi due drammi senza tempo, che mostrano la propria assoluta modernità in un presente dove il declino del sistema liberista e l’abbandono dello stato sociale ancora una volta mettono a nudo l’incapacità della società occidentale di progettare un futuro per i propri figli, condannati in eterno a pagare per le colpe dei padri.