Diario d’inverno di Paul Auster

Recensione di Franco

diarioAusterPaul Auster non si smentisce ed anche con un “semplice” diario personale riesce a distinguersi.
Lo fa con una scrittura in seconda persona che ottiene come risultato un simil racconto verso il lettore, seppur in realtà Auster stia parlando di se stesso con se stesso.
Dopo la lettura di Storia di un corpo di Daniel Pennac e Diari della bicicletta di David Byrne, ecco un altro libro che segue lo stesso filone, quello di aprirsi verso i propri lettori presentandosi con le proprie esperienze, curiosità, debolezze, timori, eccetera.
Un’operazione che permette al lettore più concentrato sui libri, di comprendere in qualche modo da dove vengano quelle opere e quale sia stato il percorso di vita dell’autore che le ha portate alla luce.
In qualche caso anche di capire come mai un autore abbia abbracciato un genere letterario piuttosto che un altro.
Come già affermato in altre occasioni, Auster è uno dei miei autori preferiti, dunque leggere il suo Diario d’inverno mi pareva quasi scontato.
Un libro scritto in seconda persona è sempre un qualcosa di particolare; viene da pensare che la scelta di questa tecnica di scrittura sia stata uno stratagemma per tenere viva l’attenzione del lettore e allo stesso tempo differenziarsi da altre opere del genere.Continua a leggere…

Svegliamoci pure ma a un’ora decente di Joshua Ferris

Recensione di Franco

Joshua-Ferris-book_784x0Svegliamoci pure, ma a un’ora decente è il terzo romanzo di Joshua Ferris, autore statunitense del 1974.
Si tratta di un classico romanzo contemporaneo americano nel quale le influenze di autori affermati risultano evidenti.
Primo tra tutti Philip Roth.
La trama vede un affermato dentista newyorkese, afflitto da una serie di problemi comuni, cercare di trovare una propria serenità personale, un punto di riferimento stabile, forse uno scopo nella vita.
Le “solite domande” insomma.
Traumatizzato in età giovanile dal suicidio del padre, il nostro Paul passa una vita cercando di farsi accettare da una qualsiasi delle diverse comunità con le quali viene a contatto.
Che si tratti della famiglia cattolica della prima fidanzata oppure di quella ebrea dell’ultima (qui le connessioni con gli scritti di Philip Roth sono evidenti), il risultato non cambia.
Un eccessivo entusiasmo e la volontà di piacere a tutti i costi, finiscono sempre col portare risultati contrari alle aspettative.
Fino a quando un misterioso personaggio comincia a pubblicare messaggi su internet a nome suo.
Ha inizio in questo modo una strana vicenda che mette ancora più in difficoltà il protagonista facendolo ondeggiare tra religione, sport, lavoro e passioni personali.
La religione (o le religioni), ma soprattutto il baseball, identificato nei suoi amati Boston Red Sox, riescono in qualche modo a tenerlo ancorato ad una realtà che per altri diventa distruttiva.
Solo a quel punto capii che McGowan era davvero un buon amico, che essere un buon amico era sostanzialmente facile e che, secondo quella semplice definizione, io forse non ero mai stato un buon amico per nessuno. 

….

Posso soltanto accennare vagamente all’effetto che mi fecero e cioè la sensazione che la mia vita, e ogni ora spensierata e avvincente della vita della città e del mondo, fossero assolutamente prive di senso.

Temi tutto sommato classici e già sfruttati da molti altri autori contemporanei, ma comunque un libro che riesce a ritagliarsi onorevolmente un proprio spazio nell’universo letterario americano.

Sette brevi lezioni di fisica di Carlo Rovelli

Recensione di Franco

fisicaLe Sette brevi lezioni di fisica di Carlo Rovelli sono un tentativo di fare avvicinare i neofiti al mondo della scienza.Nonostante la dichiarazione di semplicità che l’autore mette nella premessa, occorre almeno una qualche conoscenza per riuscire ad apprezzare il libro e ottenerne qualche risultato.
Niente di particolarmente complicato in realtà, ma una minima base servirebbe eccome.
Non è necessario avere fatto studi appropriati, ma almeno il grado di conoscenza degli argomenti che si può apprendere attraverso qualche documentario, questo sì.
Poi la chiave di tutto è la curiosità, come sempre.
Del resto è probabile che in assenza di tali condizioni, questo volume non susciti interesse.
Comunque sia a me è piaciuto molto.
Gli argomenti trattati sono la relatività di Einstein, la meccanica quantistica, l’architettura del cosmo, la spiegazione delle varie particelle, il funzionamento dell’Universo, i buchi neri e infine come le varie teorie possono essere importanti nella vita quotidiana.
Da appassionato dell’argomento devo dire che diverse cose per non erano nuove, ma in fisica anche leggere le stesse teorie raccontate ed espresse in modo differente, aiuta ad incastrare un po’ di più tutti quei frammenti che conosci, ma che non riusciresti a spiegare con parole tue.
Come ascoltare professori diversi che spiegano la stessa cosa ciascuno con parole sue.
Alla lunga le connessioni si stabiliscono e i pezzi vanno a posto, non tutti ovviamente, ma qualcuno sì.
Interessante.

L’amore ai tempi della neve di Simon Sebag Montefiore

Recensione di Carla

2135113_L amore ai tempi della neve_cop@01.inddCome spesso accade, il titolo italiano del romanzo – l’originale è One night in winter – è sviante e fa pensare principalmente ad una storia romantica. In realtà – anche se due storie d’amore fanno parte dei tanti tasselli che compongono la vicenda – il romanzo è molto più articolato e complesso: siamo a Mosca nel 1945 e proprio il giorno in cui Stalin celebra in grande la vittoria sui nazisti, su un ponte vicino al Cremlino vengono uccisi a colpi di pistola due rampolli dell’intellighentia moscovita. Omicidio o doppio suicidio? Cospirazione contro lo Stato? Le indagini, dirette personalmente da Stalin, coinvolgono i liceali compagni di scuola delle vittime, tutti appartenenti all’istituto più in vista della città dove studiano i figli di dirigenti di partito, intellettuali, generali, la creme de la creme delle personalità sovietiche. E ben presto vengono trascinate nell’occhio del ciclone anche le famiglie, gli insegnanti e gli amici dei ragazzi, senza risparmiare persino i bambini. In un susseguirsi di giochi politici, sotterfugi e interrogatori che possono mettere a rischio non solo la carriera ma persino la vita delle persone più care ai giovani prigionieri.
Estremamente coinvolgente nella parte sulle indagini e interessante per le ricostruzioni storiche, il romanzo a mio avviso “fa acqua” proprio per le troppe pagine dedicate alle due storie d’amore che potevano essere molto più sintetiche e limitarsi ai fatti necessari per comprendere i vari intrecci che determinano gli eventi. Tante le domande e riflessioni che nascono dalla lettura e pure qualche perplessità che mi piacerebbe discutere con un esperto di storia russa. Nel complesso un buon libro che sarebbe potuto essere ottimo se l’autore non si fosse fatto prendere troppo nella rete del romanticismo.

Scritto sull’acqua di Carla Casazza

Recensione di Chiara

scrittosullacqua copertinaBrevi racconti, intensi, fatti di nebbia, acqua, memorie antiche, attese, amore al vino rosso e menti intossicate.
Questi i protagonisti delle ambientazioni gotiche di Carla, suggestioni che si susseguono e poi ci inseguono con il loro sapore dolce e amaro.
Le nostre paure prendono forma leggendo “Passi nella nebbia” e in breve ci troviamo a fare nostre le ansie di Matilde, la giovane guardiana del faro in “Venti giorni” o la trepidazione del cavaliere in “La scelta”.
L’emozione tocca il vertice facendoci vibrare quando siamo accompagnati nel passato in “Fulgida stella”, un passato talmente compenetrato con il presente che riesce difficile scinderli.
Con questa opera Carla ci regala un momento veramente per noi, denso e piacevole.
Una lettura tutta d’un fiato, in sintonia con il ritmo scorrevole delle parole.
Una domanda all’interno di un racconto ci colpisce e resta nei nostri cuori:
Ci si può innamorare delle parole? Di chi le scrive?
La risposta è custodita all’interno delle pagine di “Scritto sull’acqua” e a noi non resta che andare a cercarla.

Sottomissione di Michel Houellebecq

Recensione di Franco

sottomissioneIl romanzo Sottomissione di Michel Houellebecq è stato oggetto di un grande dibattito in Francia durante i primi mesi di questo 2015.
Uscito pochi giorni prima degli attentati di Parigi, il racconto dell’autore de Le particelle elementari descrive una ipotetica realtà francese del prossimo futuro.
L’opera è di difficile interpretazione, non tanto per i concetti o la tipologia di scrittura, quanto per i contenuti politico sociali delle vicende raccontate.
Si può essere portati a personalizzare la lettura forse più del dovuto, specie alla luce di quanto accaduto nella realtà.
I rischi di un coinvolgimento troppo marcato, ad esempio per una chiave di lettura prettamente politica, oppure una immedesimazione negli stati d’animo del protagonista con tutti i suoi aspetti positivi e negativi, oppure ancora nell’analisi dei rapporti uomo-donna che lascerebbero aperto un grande dibattito, sono presenti durante tutto lo scorrere delle pagine.
Occorre dunque uno sforzo di volontà per affrontare il testo secondo una lettura distaccata per poter apprezzare sia il contesto generale che i dettagli.
A mio parere, mettendo in pratica queste precauzioni, il risultato sarà ottimale.

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Diari della Bicicletta di David Byrne

Recensione di Franco

diari-della-biciclettaQuando ho comperato il libro di David Byrne mi aspettavo qualcosa di legato alla bicicletta in termini differenti da ciò che poi ho trovato leggendolo.
Ne avevo sentito parlare in una trasmissione radiofonica e la mia idea era quella di una sorta di viaggio su due ruote nel quale filosofia di vita e consigli pratici la facessero da padrone.
Invece Diari della bicicletta si è rivelato cosa piuttosto diversa.
In primis il racconto di Byrne riguardo alle proprie escursioni non è molto coinvolgente: spesso si limita ad elencare quali tragitti compie e cosa incontra sul cammino senza però risultare appassionante.
In secondo luogo, molte parti del libro contengono analisi culturali e filosofiche sulla popolazione e sui luoghi da lui visitati, ma non sempre tali considerazioni appaiono coerenti con altri punti di vista espressi dall’artista, quasi ci fossero non propriamente due pesi e due misure, ma come se a volte si limitasse ad un resoconto puro e semplice, mentre in altre volesse dare una frecciatina per rimarcare comportamenti scorretti o non propriamente condivisibili.
Qualche esempio: in una riflessione sul popolo filippino si racconta che fino a prima della dominazione spagnola pare non esistesse la scrittura e pare che questa fosse stata introdotta dai conquistatori per esigente puramente amministrative: tenere conto delle assegnazioni dei terreni, identificare le persone e tracciare i debiti e le tassazioni; in pratica un sistema di controllo.
Ecco dunque un caso nel quale un segno che normalmente viene ritenuto un indicatore importante del livello di civiltà di un popolo ( la scrittura ), qui viene rappresentato come simbolo distintivo della dittatura e dell’oppressione di un popolo verso un altro.
Una situazione simile si trova nel capitolo dedicato a Sidney quando l’argomento trattato sono gli aborigeni e le loro tradizioni: anche qui un punto di vista che pare mettere in dubbio certi valori senza però chiarire fino in fondo il pensiero.
Altra considerazione che va più o meno nella stessa direzione è quella del rientro a New York dopo un lungo periodo all’estero.
Qui Byrne sottolinea: arrivando negli Stati Uniti da un paese estero, si nota facilmente che tutto il personale di manovalanza dell’aeroporto è costituito da afroamericani e neo-immigrati ed è così che un ritorno a casa smaschera con questi semplici fatti la menzogna di un giornalismo interno imparziale; questa scoperta è evidente e scioccante al tempo stesso..
Il cosiddetto “giornalismo” si riduce dunque ad una ripetizione pappagallesca delle dichiarazioni dell’addetto stampa della Casa Bianca.
Non che la stampa europea o britannica sia meno faziosa, ma negli Stati Uniti si viene indotti a credere che i giornali siano imparziali e privi di pregiudizi e questa idea viene rammentata in continuazione.
Bene, fino a qui non ci sarebbero grandi problemi: David Byrne è una persona con le proprie idee e le esprime liberamente come ciascuno dovrebbe essere in grado di fare in piena libertà e autonomia.
Oltretutto, in un inciso, è egli stesso che si autodefinisce artista di tendenze sinistrorse e dunque nulla da dire sulle opinioni da lui espresse.
La mia critica, se vogliamo chiamarla in questo modo, si riferisce a quanto già detto in precedenza: la diversità di puntualizzazione presente in molti passaggi.
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